Cover: Festa del papà il 19 marzo: perché in Italia è San Giuseppe
17 settembre 2026

Festa del papà il 19 marzo: perché in Italia è San Giuseppe

Chi ha parenti in Olanda, in Germania o negli Stati Uniti se ne accorge subito: là la festa del papà arriva a giugno, di domenica, quando in Italia è passata da tre mesi. Da noi cade sempre il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, e questa differenza non è un dettaglio da quiz. Cambia il clima della festa, cambia cosa si mangia, e cambia perfino il modo in cui la scuola la organizza. Qui trovi da dove viene la data, cosa si fa nelle varie regioni e come regolarsi con il regalo.

La data viene da Giuseppe, non dal calendario commerciale

Il 19 marzo la Chiesa cattolica ricorda San Giuseppe, il padre putativo di Gesù: l’uomo che cresce un figlio che non ha generato. È una figura che ha fatto di lui, nei secoli, il patrono dei falegnami, dei lavoratori e dei padri di famiglia. Quando in Italia si è cercato un giorno per festeggiare i papà, la scelta era già fatta da secoli.

Un dettaglio che quasi nessuno ricorda: fino agli anni Settanta il 19 marzo era anche un giorno festivo a tutti gli effetti. La legge 5 marzo 1977, n. 54, che riduceva i giorni festivi per motivi economici, ha spostato al lavoro ordinario San Giuseppe insieme ad Ascensione, Corpus Domini e Santi Pietro e Paolo. Da allora la festa del papà è rimasta nel calendario affettivo ma non in quello lavorativo. È il motivo per cui può capitare di martedì o di giovedì, e va organizzata la sera.

Gli altri paesi hanno scelto diversamente. La terza domenica di giugno, diffusa nel mondo anglosassone e in gran parte d’Europa, nasce da un’iniziativa statunitense dei primi del Novecento e non ha nessun legame con il calendario dei santi. Due tradizioni diverse, arrivate allo stesso risultato per strade opposte.

Padre e figlio giocano a scacchi seduti davanti a una finestra in inverno

Zeppole, sfince e falò: la festa si mangia

La cosa più italiana del 19 marzo è che la festa passa quasi tutta dalla cucina, con nomi diversi a poche centinaia di chilometri di distanza:

  • Zeppole di San Giuseppe a Napoli e in gran parte del centro sud, fritte o al forno, con crema e amarena.
  • Bignè di San Giuseppe a Roma, dove la differenza con le zeppole è materia di discussioni familiari.
  • Sfince di San Giuseppe in Sicilia, con ricotta di pecora.
  • Frittelle di riso in Toscana, che si trovano nelle pasticcerie per tutto marzo.

C’è poi la parte più antica, quella del fuoco. In molte zone del centro nord si accendono i falò di San Giuseppe, che bruciano le potature e i resti dell’inverno alla vigilia della primavera: il 19 marzo cade a due giorni dall’equinozio, e la festa cristiana si è appoggiata a un rito agrario molto più vecchio. Nel Sud, in particolare in Puglia e in Sicilia, sopravvivono le tavolate di San Giuseppe, tavole imbandite offerte a chi ha bisogno.

Il lavoretto di scuola e chi resta fuori

Nelle scuole dell’infanzia il 19 marzo significa il lavoretto: la cornice, il biglietto, la cravatta di cartoncino. È una tradizione affettuosa e va difesa, ma vale la pena guardarla con onestà. In una classe di venti bambini ce n’è quasi sempre qualcuno che un papà presente non ce l’ha: per un lutto, per una separazione difficile, per una famiglia fatta in un altro modo.

Molti insegnanti hanno risolto senza cancellare niente, allargando la consegna: il biglietto si fa per chi fa il papà, anche se si chiama nonno, zio o mamma. È una correzione piccola e cambia tutto per il bambino che altrimenti passa la mattina a fingere. Se in casa vostra la situazione è questa, dirlo alla maestra prima del 19 marzo è la mossa più utile.

Mano di un bambino che stringe il dito del papà

Cosa regalare, e perché la lettura è una buona pista

Il regalo del 19 marzo è tradizionalmente modesto: un dolce comprato insieme, un disegno, una cena in cui per una volta decide lui. Se cerchi qualcosa che duri oltre la serata, una direzione documentata è quella della lettura condivisa. La rassegna di Duursma, Augustyn e Zuckerman su Archives of Disease in Childhood (2008) riassume le prove sulla lettura ad alta voce ai bambini piccoli: è una delle attività familiari con l’effetto meglio documentato sul linguaggio e sul rapporto con i libri, e funziona indipendentemente da chi tiene il libro in mano.

Questo è esattamente il punto per una festa del papà. Nelle statistiche europee la lettura serale resta un’attività in cui le madri sono sovrarappresentate, e il 19 marzo è un’occasione pulita per spostare l’equilibrio: non un regalo per il papà, ma un rito che comincia quel giorno e continua.

Le opzioni non mancano, e non devono passare da noi. Un albo scelto insieme in libreria, la tessera della biblioteca comunale intestata al bambino, un audiolibro per i viaggi in macchina: funzionano tutti. Se invece vuoi qualcosa costruito attorno a loro due, trovi le idee raccolte nella pagina sul regalo per la festa del papà, e un libro fotografico di famiglia è la variante che usa le vostre foto invece di una storia inventata. Chi preferisce il classico può guardare il libro con il nome del bambino, in cui il papà diventa un personaggio della storia.

Quando conviene lasciar perdere il regalo

Una nota controcorrente: se tuo figlio ha meno di tre anni, il regalo del 19 marzo è per gli adulti, non per lui. A quell’età il bambino non ha ancora il concetto di ricorrenza, e il rito ha senso soprattutto come fotografia per i genitori. Niente di male, ma non serve spendere. Lo stesso vale nelle famiglie in cui la festa del papà è un giorno doloroso: saltarla è una scelta legittima, e ai bambini si può spiegare senza drammi.

Una festa di marzo, non di giugno

Il 19 marzo non è la versione italiana di una festa internazionale: è una festa cristiana e contadina a cui, a un certo punto, abbiamo dato un secondo significato. Per questo sa di frittura, di fuoco e di fine inverno invece che di picnic estivo. E per questo, di solito, capita in un giorno feriale qualunque. Il che è forse il modo più onesto di festeggiare i padri: la sera, a casa, dopo il lavoro.

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