Santa Lucia il 13 dicembre: dove porta i regali in Italia
Se chiedi a un bambino di Verona, Brescia o Bergamo chi porta i regali, non ti risponde Babbo Natale. Ti risponde Santa Lucia, che arriva nella notte tra il 12 e il 13 dicembre con un asinello, accompagnata dal suo aiutante, e che assolutamente non va guardata mentre lavora. È una delle tradizioni italiane più forti e meno conosciute fuori dal suo territorio: dodici giorni prima di Natale, in una fascia ben precisa del nord, il calendario dei doni è già finito. Qui trovi come funziona, dove vale, e come si tiene insieme con il resto di dicembre.
Dove arriva Santa Lucia, e dove no
La geografia è netta e sorprende chi non è del posto. Santa Lucia porta i regali soprattutto a Verona, Brescia, Bergamo, Cremona, Mantova, Lodi, Piacenza, Parma e Reggio Emilia, con propaggini in Friuli, a Trieste e in alcune valli trentine. A pochi chilometri di distanza, fuori da quel confine, la stessa data non significa quasi niente.
Il personaggio viene da molto più a sud: Lucia è una martire di Siracusa, e il suo nome viene da lux, luce. Nel calendario giuliano il 13 dicembre coincideva con il solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, e il proverbio veneto lo ricorda ancora: Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia. Una santa della luce nel giorno più buio, che a Siracusa si festeggia con una processione enorme e con la cuccìa, il piatto di grano bollito legato alla carestia del 1646. Stessa santa, due feste diversissime a mille chilometri di distanza.
La leggenda veronese racconta di un’epidemia agli occhi tra i bambini della città, di un pellegrinaggio alla chiesa di Santa Agnese in pieno inverno e della promessa di doni ai piccoli che avessero camminato fino in fondo. Da lì nasce il mercatino di Santa Lucia in piazza Bra, uno dei più antichi d’Italia.

Il rito, passo per passo
Quello che rende questa tradizione così potente per i bambini non è il regalo. È la procedura, che è precisa e piena di regole:
- Si scrive la letterina e la si lascia in un posto concordato, spesso sul davanzale.
- Si prepara il piatto per l’asinello: fieno, carote, a volte farina gialla. Per Lucia invece un biscotto, e per il suo aiutante Castaldo un bicchiere di vino.
- Si va a letto prestissimo. Chi cerca di vedere Santa Lucia rischia la cenere negli occhi: è la parte della storia che nessun bambino della zona dimentica.
- Il suono del campanello. Nelle case si fa suonare un campanellino per annunciare che è passata, e i bambini devono coprirsi la faccia.
- La mattina del 13 i regali sono in cucina o in salotto, e la carota è stata mangiata a metà.
È un copione con battute fisse, che si ripete identico ogni anno. Non è un caso che funzioni così bene: la rassegna di Fiese e colleghi sul Journal of Family Psychology (2002), che ha riletto cinquant’anni di ricerca sui riti familiari, distingue le routine (si fanno) dai rituali (significano qualcosa) e collega questi ultimi a un senso di appartenenza più forte nei bambini e a maggiore coesione familiare. La differenza sta nella ripetizione e nel simbolo, esattamente i due ingredienti della notte del 12 dicembre.
Il problema pratico: due feste in dodici giorni
Chi vive in queste province conosce la questione. Se i regali arrivano il 13, cosa succede il 25? Le soluzioni che le famiglie usano, e che funzionano, sono in sostanza tre:
- Santa Lucia porta i regali dei bambini, Natale è la festa degli adulti e dei parenti. È la divisione più diffusa e la più chiara da spiegare.
- Santa Lucia porta il regalo importante, a Natale arriva qualcosa di piccolo, spesso dai nonni o dagli zii.
- Nelle famiglie miste, dove un genitore viene da fuori zona, si tiene tutto ma si dimezza: mezza festa il 13 e mezza il 25.
Quello che conviene evitare è il raddoppio pieno. Due notti di regali completi a dodici giorni di distanza svuotano entrambe, e a gennaio nessuno ricorda cosa è arrivato quando.

Quando la parte della cenere è troppo
Un punto di onestà. Il divieto di guardare, con la minaccia della cenere negli occhi, è divertente per la maggior parte dei bambini e terrorizzante per alcuni. Sotto i quattro anni, e nei bambini particolarmente ansiosi la sera, può trasformarsi in una notte insonne vera. La tradizione regge benissimo anche senza quella clausola: basta dire che Santa Lucia è timida e preferisce non essere vista.
Vale anche il contrario di quello che si pensa di solito: non serve alimentare la storia oltre l’età in cui il bambino comincia a fare domande. Quando arrivano, di solito verso i sette o otto anni, la risposta migliore è coinvolgerlo dalla parte di chi organizza. Molti bambini della zona diventano a quel punto i custodi entusiasti del rito per i fratelli più piccoli.
Un regalo che parla della festa, non solo del 25 dicembre
C’è un problema concreto con i libri e i giocattoli di dicembre: sono quasi tutti tarati sul Natale. Un bambino veronese che il 13 dicembre apre un libro su Babbo Natale sta leggendo di una festa che nella sua casa non è la principale.
È uno dei motivi per cui, in Un Libro Tutto Mio, una storia costruita attorno alla festa di casa vostra ha senso: il personaggio che porta i doni può essere quello giusto, con l’asinello e la cenere al posto della slitta. Se questa è la strada, puoi guardare il libro di Natale personalizzato o la variante che ruota attorno al santo che porta i regali nel libro di San Nicola; chi preferisce restare sul classico trova il libro con il nome del bambino, che funziona in qualsiasi data. E se in famiglia si festeggia anche l’Epifania, abbiamo raccontato le sue usanze nell’articolo su la Befana e la calza del 6 gennaio.
Detto questo, il regalo più riuscito di quella notte è spesso il più economico: la carota mangiata a metà lasciata sul piatto. Nessun oggetto comprato produce lo stupore di quella prova.
La notte più corta e più lunga dell’anno
Santa Lucia è una festa locale, antica e piena di regole, in un dicembre che ovunque tende a somigliarsi sempre di più. Vale la pena difenderla proprio per quello: il fieno sul davanzale, il campanello, gli occhi coperti sotto le coperte. Tra vent’anni, di quella notte, tuo figlio ricorderà quasi sicuramente la carota e il rumore del campanello, e non il pacchetto.